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Archivio per la categoria ‘Interventi’

Diritto Consuetudinario

di Lucio Panozzo (Circolo UAAR di Vicenza)

Carissimi (tranquilli, non vi ho scambiato per dentisti),
permettetemi un commento a quanto ho sentito alla radio un paio di giorni fa.

La radio non la ascolto mai, mi capita in tram o in qualche negozio o a casa di altri. L’ultima volta è accaduto nel negozio di un amico mentre si faceva il solito cazzeggio. Ho captato un paio di frasi del tipo (cito a memoria): “Le campane hanno sempre suonato, e questo è diventato col tempo un uso, un’abitudine, una cosa di cui non si può fare a meno, in definitiva un diritto acquisito incontestabile. Dirò di più, nelle campagne se l’aspettano, e nessuno, dico nessuno, potrà mai chiedere di eliminarle”.

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I peccati presbiteriali

di Lucio Panozzo (Circolo UAAR di Vicenza)

Quello che dirò non è riferibile a “tutti” i sacerdoti, non intendo fare generalizzazioni. Dirò di più: sono praticamente cresciuto tra i preti, ma mai ho ricevuto avances o cattivi esempi. Avrò trovato preti poco preparati, come quello che ci diceva che il peccato con la donna è più grave del peccato con l’uomo, ma tengo a dire che a me personalmente non è mai successo di dovermi lamentare della loro compagnia.

Dunque qui si parla solo delle mele marce, cercando di mettere in chiaro che non c’è solo la pedofilia. Spero in questo modo di dare un contributo a quell’ala della chiesa che considera opportuno un ripensamento sul celibato da parte di quell’altra ala, quella che decide.

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Testamento biologico o ideologico?

di Sara Patuzzo (Consulta di Bioetica di Verona)

Il 26 marzo il Senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge Calabrò sul testamento biologico, intitolato “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”.

Il disegno di legge è stato blindato dalla maggioranza, che non ha accolto nessun emendamento proposto dall’opposizione.

Il testo, poi trasmesso alla Camera dei Deputati il 31 marzo 2009, è tutt’oggi in fase di discussione parlamentare.

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Sacrifici Umani del XX secolo

di Lucio Panozzo (Circolo UAAR di Vicenza)

Un sacrificio, per essere tale, deve prevedere un sacrificato e un sacrificatore, unitamente alla modalità “operativa”, ad un motivo, ad un destinatario e ad un beneficiario. Nello stesso termine “sacrificio” è contenuta la dose di dolore che necessariamente accompagna l’operazione caso per caso, fisico o morale secondo le situazioni.

Esempio: sacrificio di animali per rabbonire l’ira di un dio (ma è possibile che siano sempre incazzati per qualcosa? Ma che si prendano un calmante!); in questo caso il sacrificatore è un uomo-sacerdote che attraverso il sangue e incidentalmente anche il dolore di un animale (il sacrificato), il quale non guadagnerà nulla dal dolore in quanto essere inferiore “incapace di trascendenza” (Paolino Sesto), fa la pace col suo dio, che, una volta rabbonito, farà il suo dovere attivandosi per la maturazione delle messi e la salvaguardia “a fulgure et tempestate“, che poi sarebbe suo compito sempre, anche senza compensi, da come la vedo io.

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8×1000: ora anche basta!

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Bioetica cattolica e bioetica laica

di Sara Patuzzo (Consulta di Bioetica di Verona)

In Italia i paradigmi dominanti della bioetica sono quello cattolico e quello laico, che insieme danno vita ad un intenso ed attuale dibattito, una vera e propria peculiarità del nostro paese, presente solo in parte o quasi del tutto assente oltre i confini nazionali.

La prospettiva cattolica e la prospettiva laica in bioetica si strutturano come modelli antitetici, ma non necessariamente inconciliabili.

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Miles ab uno Equo

(soldato con un cavallo)

Quando il conte Arpone scese in Italia al seguito di Corrado II il Salico nel 1027, forse non immaginava quale importante famiglia sarebbe sortita dai suoi lombi. La sua qualifica di miles ab uno equo la diceva lunga sulla consistenza dei suoi beni. Cavaliere, sì, magari anche valoroso, ma in bolletta. Se dobbiamo dar credito alle ipotesi di qualche storico che giustifica con questa forma di condanna all’esilio (se esilio fu) il tentativo di usurpazione del ducato di Baviera, dobbiamo anche pensare che la sua famiglia fosse qualcosa di più di quanto non rappresentasse questo singolare personaggio, capostipite della famigerata schiatta degli Ezeli ed Ezzelini da Onara, poi da Romano.

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8 per mille: anche se lo conosci, non lo eviti

L'8 per mille, il 90% alla Chiesa (Uber)
L’8 per mille, il 90% alla Chiesa (Uber)

Che cos’è
Annualmente lo Stato preleva dall’intero gettito IRPEF una quota di 8 euro per ogni 1000 euro di tasse versate dai contribuenti, il cosiddetto otto per mille , e lo ripartisce fra le seguenti istituzioni:

lo Stato stesso, la Chiesa cattolica, l’Unione delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, le Assemblee di Dio, l’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, la Chiesa Evangelica Luterana e l’Unione delle Comunità Ebraiche.

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I crocifissi nei seggi

di Lucio Panozzo (Circolo UAAR di Vicenza)

crocifisso nei seggiOra che le operazioni di voto si sono concluse, posso affrontare con più serenità l’oramai antico problema della presenza di simboli cristiani nei seggi. La consuetudine, non da tutti condivisa, trae le sue origini da un fatto singolare, e cioè l’uso delle aule scolastiche per l’occasione svuotate dai legittimi utilizzatori e consegnate per tre giorni ai funzionari di seggio e ai cittadini votanti.

Si sa che nelle aule scolastiche è prevista la presenza dei crocifissi. Ma quanto è legale, o meglio giusto, che un simbolo religioso incomba sulle giovani menti? Da quali disposizioni legislative discende questa imposizione? Continua a leggere…

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Troppe croci sulle vette. Le montagne sono di tutti

Vorrei proporre una riflessione sul tema delle croci in vetta o madonne e capitelli vari.
Quello che io chiamo il concetto del “dio delle quote” fu teorizzato e reso tangibile da Leone XIII. Prima di lui, innumerevoli poeti e filosofi identificarono le vette come sede della spiritualità, di Dio, dei santi… salire era diventata pura ricerca spirituale: Olympus docet. Ma anche oggi so che non è cambiato molto, anzi…

Sullo scorcio del XIX secolo il nominato pontefice, animato da sacro ardore a seguito delle visioni di S. Maria Alacoque, promulgò la consacrazione del mondo al sacratissimo cuore di Gesù Cristo. Non contento, subito dopo, in preparazione dell’anno santo, chiese ed ottenne, come “grandioso omaggio a Dio”, l’edificazione di monumenti religiosi sulla cima di venti montagne del territorio italiano. Per chi fosse interessato all’elenco delle vette e alla storia del fatto, rimando a: wikipedia, monumenti al redentore.

Da quel momento le montagne conobbero un nuovo fermento: ogni cima ebbe la sua croce. Che dico? Ogni cima, ogni seconda cima, ogni anticima, ogni valle, ogni cengia, ogni parete, ogni colle, ogni caverna… e qui lascio ai geografi e ai mappatori sbizzarrirsi con la classificazione dei corrugamenti di madre terra da noi tanto amati. Il fenomeno ha raggiunto ai nostri tempi fasi parossistiche: le croci si contano a decine di migliaia, per non parlare dei capitelli, delle cappelline, delle edicole varie che ad ogni passo ci troviamo sul sentiero.

Ultimamente ne ho saputa una nuova: in qualche caso la croce della vetta viene illuminata perché sia visibile anche di notte e si possa scorgere da lontano. Si tratta di una vera e propria invasione e comincia a dare fastidio a chi non è praticante, a chi è ateo, a chi è agnostico, a chi è senzadio, ma credo fermamente anche ai credenti equilibrati.

Nel pieno rispetto per il credo altrui, penso che i simboli religiosi dovrebbero inerire alla sfera privata e non alla pubblica, per il semplice motivo che la nostra Costituzione, lasciando ad ognuno libertà assoluta di culto, dichiara la laicità dello stato, termine che qui assume valenza di aconfessionalità. Non dovrebbero esserci dubbi al proposito: i simboli dovrebbero trovare la loro collocazione dentro agli edifici a ciò adibiti o nelle case dei fedeli o anche, ma molto discretamente, come ornamento della persona.

Le cime delle montagne sono di proprietà o nella disponibilità di comuni o demanio; è giusto che se ne appropri una sola categoria di cittadini, cioè i cattolici?
Siamo sicuri che ogni singolo caso di messa in posa di simboli o simulacri di questo genere sia in regola dal punto di vista dei permessi che dovrebbero essere richiesti agli uffici pubblici competenti?

Spesso le pose in opera di questi simboli o simulacri sono effettuate da privati volontari. Altre volte si son viste all’opera le truppe alpine, che hanno un costo per tutta la comunità. E’ giusto usarle per una sola categoria di persone, oltretutto per un compito che non è di competenza militare, né previsto dalla costituzione? Spesso le pose in opera sono state effettuate da elicotteri appartenenti a enti pubblici, civili e militari. Chi paga?

La facilità con cui vengono rilasciati i permessi (quando eventualmente richiesti) dalle autorità competenti e l’indulgenza con cui vengono visti i casi di inadempienza dai responsabili della proprietà pubblica (in ambedue i casi si potrebbe parlare di omissioni in atti d’ufficio), sarebbero concesse anche nel caso che il simbolo posizionato fosse un simbolo non cristiano, nel senso di altra religione, o un simbolo di ateismo?

Lucio Panozzo

Fonte: Cara Micromega – Lettere alla Redazione

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